ROMA, 17 ottobre 2016 –  In attesa dei decreti attuativi della Legge sul Dopo di Noi, l’UNCI è pronta a fare da anello di congiunzione tra i bisogni sociali delle persone con disabilità e le cooperative che se ne prenderanno cura. Sono passati già quattro mesi dall’approvazione della legge e bisogna fare presto perché migliaia di famiglie hanno bisogno di risposte concrete e non c’è più tempo da perdere. Nel sollecitarne il processo di attuazione l’Unione Nazionale Cooperative Italiane rilancia l’importanza di una legge attesa da più di 20 anni, che favorisce il benessere, la piena inclusione sociale e l’autonomia delle persone con disabilità (così come previsto dalla convenzione ONU). Già dagli anni ’90 l’UNCI si è fatta promotrice di proposte volte ad aprire nuove prospettive esistenziali per le persone con disabilità e per le loro famiglie, aiutandole a superare l’angoscia del pensiero di un futuro quanto mai incerto.

Ricordiamo che la legge sul Dopo di noi, che è entrata in vigore lo scorso 25 giugno, riconosce per la prima volta nell’ordinamento giuridico italiano specifiche tutele per le persone con disabilità quando vengono a mancare i parenti che li hanno assistiti fino a quel momento. Consentendo loro di continuare a vivere nelle proprie case o in strutture gestite da associazioni, evitando il ricorso all’assistenza sanitaria, si apre per queste persone una prospettiva d’azione nuova verso un percorso di emancipazione e di inclusione nella comunità. Queste tutele sono estese, con il coinvolgimento dei soggetti interessati e nel rispetto della loro volontà, anche a quei soggetti che pur avendo i genitori ancora in vita non possono beneficiare del loro sostegno.

“Si  tratta di una legge che aspettavamo da anni e per la quale abbiamo combattuto con impegno – commenta il Presidente dell’UNCI Pasquale Amico – Ogni Paese civile ha il dovere di non lasciare indietro nessuno, rispondendo ai bisogni di tutti i suoi cittadini e garantendo l’assistenza necessaria  ai soggetti più deboli. Noi siamo pronti a fare la nostra parte”.

L’Italia in questo era rimasta ferma alla legge 104, risalente al 1992, che per la prima volta si è occupata del tema introducendo la nozione di “disabile grave”, cui si è aggiunta qualche anno dopo la legge 162 che ha permesso di organizzare presso Comuni e Regioni programmi di aiuto alle persone disabili. Ma fino ad oggi non era previsto nessun regime particolare per le persone disabili a cui viene a mancare il sostegno familiare.

I contenuti principali della legge sul Dopo di noi.  La legge introduce misure di assistenza, cura e protezione e agevola le erogazioni di soggetti privati e la costituzione di trust nonché di vincoli di destinazione di beni immobili e mobili registrati e di fondi speciali in favore di queste persone. L’Art. 3 istituisce un Fondo con una dotazione di 90 milioni di euro per il 2016, di 38,3 milioni per il 2017 e di 56,1 milioni annui a decorrere dal 2018. Il Fondo è ripartito fra le Regioni con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro della salute, previa intesa in sede di Conferenza unificata. Lo stesso decreto stabilisce i requisiti per l’accesso alle misure di assistenza, cura e protezione a carico del Fondo. Le Regioni definiscono i criteri per l’erogazione dei finanziamenti, la verifica dell’attuazione dell’attività svolte e le ipotesi di revoca dei finanziamenti medesimi.

Sono previste misure relative alla residenzialità e al co-housing che coinvolgono l’attività delle Cooperative di abitanti, le quali potranno offrire tutto il loro supporto in collaborazione con le Cooperative sociali, sanitarie e di lavoro e servizi. L’art. 4 fornisce indirizzi in tema di destinazione delle risorse del Fondo nazionale che saranno tra l’altro finalizzate a:

  • attivare e potenziare programmi di intervento per il supporto alla domicialiarità in abitazioni o gruppi-appartamento che riproducano le condizioni abitative e relazionale della casa familiare e che tengano anche conto delle nuove tecnologie, al fine di impedire l’isolamento delle persone disabili;
  • realizzare, ove necessario e comunque in via residuale, nell’interesse delle persone stesse, interventi per la permanenza temporanea in una soluzione abitativa extrafamiliare per far fronte ad eventuali situazioni di emergenza;
  • realizzare interventi innovativi di residenzialità per le persone con disabilità grave volti alla creazione di soluzioni alloggiative di tipo familiare e di co-housing, che possono comprendere il pagamento degli oneri di acquisto, di locazione, di ristrutturazione di messa in opera degli impianti e delle attrezzature necessari al funzionamento degli alloggi;
  • sviluppare programmi di accrescimento della consapevolezza, di abilitazione e di sviluppo delle competenze per la gestione della vita quotidiana e per il raggiungimento del maggior livello di autonomia possibile da parte delle persone medesime.

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